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giovedì 25 aprile 2013

Cina. L'esercito di terracotta


Maschera di giada tratta da un sito in questo momento non attivo, mikalina.com

Siamo nel III secolo a. C. Lo stesso periodo della scoperta archeologica alla quale, negli anni '70, abbiamo partecipato: l'esercito di terracotta

Chi era Quin, o Ch'in, l'imperatore dell'esercito di terracotta?

Sentite come parla di quella dinastia durata pochissimi anni Valentino Crivellato (op. cit.) negli anni '60, quando ancora non si sapeva nulla dell'esercito di terracotta, scoperto negli anni '70:

" La meteora Chi'n non fornisce all'arte forme nuove..."

Adesso, invece, se ne parla così (da un sito sulle arti marziali):

"Ch'in o Qin fu la dinastia imperiale che tra il 221 e il 206 a.C. unificò l'intero territorio della Cina. Prese il nome dal regno feudale di Ch'in, il cui re, sconfitti gli altri stati feudali, assunse per primo il titolo di "imperatore celeste" con il nome di Shi Huangdi. Togliendo ogni potere alla nobiltà feudale, egli suddivise i suoi enormi possedimenti in trentadue province facenti capo a un governo fortemente centralizzato; vennero unificati pesi, misure, moneta e la lingua cinese scritta. Ogni forma di dissenso fu stroncata ricorrendo ai lavori forzati per la costruzione della Grande Muraglia, concepita a difesa del confine settentrionale. Le armate imperiali conquistarono il Sichuan, lo Yunnan e il Guizhou, giungendo sino al Fiume Rosso e raggiungendo anche il Lanzhou e la Corea.

Alla morte, nel 210 a.C., Shih Huang-ti fu sepolto nei pressi dell'odierna Xi'an in un mausoleo simbolicamente difeso da un esercito di migliaia di guerrieri di terracotta a grandezza naturale. Un insieme di oltre 6000 statue in terracotta raffiguranti soldati e cavalli a grandezza naturale, rinvenute nel 1974 a Qin, presso Xi'an, in Cina. Le statue si trovavano in una camera sotterranea, scoperta da alcuni contadini mentre scavavano un pozzo; disposte in file ordinate pronte al combattimento (da cui la denominazione convenzionale di "armata"), rappresentano probabilmente persone esistite nella realtà. I finimenti di cavalli e carri sono in bronzo e cuoio, e alcuni accessori dei soldati sono realizzati in giada e osso. Gli archi, le frecce, le lance e le spade dai profili taglienti sono forgiati in una lega metallica che ha mantenuto nel tempo la lucentezza originaria.

Secondo un'ipotesi archeologica e storiografica molto accreditata, l'armata di terracotta costituiva parte del corredo funebre di Shi Huangdi, primo imperatore della dinastia Ch'in, colui che diede inizio ai lavori per la costruzione della Grande Muraglia.

Il complesso della tomba risale a circa 2100 anni fa e pare si estendesse su un'area di 50 km2, conservando al suo interno numerosissimi oggetti funebri: così affermano antiche scritture cinesi, che descrivono un grande palazzo costruito sotto un tumulo per ospitare l'imperatore morto. I ritrovamenti archeologici comprendono una serie di grandi bronzi - i più antichi conosciuti in Cina - e oltre settanta sepolture; la cella funeraria del sovrano, tuttavia, non è stata ancora rinvenuta.

Succedette a Shih Huang-ti il figlio Huhai, costretto al suicidio nel 207 a.C., nel corso di una delle frequenti congiure di corte che tormentarono il suo regno, unitamente alle rivolte popolari contro l'arruolamento obbligatorio e le tasse eccessivamente gravose. Priva di una forte autorità centrale, la Cina rischiò di tornare alla passata frammentazione, ma il processo unitario venne rilanciato nel 202 a.C. da Gao Zu, capostipite della dinastia Han.

Nonostante la brevità del suo regno, la dinastia Ch'in (221-206 a.C.) svolse un ruolo importante nella storia cinese. Il collasso politico del tardo impero Zhou orientale si concluse con un consolidamento del potere da parte dell'imperatore Shi Huangdi dal quale la Cina derivò il suo nome. Quando questo potente signore morì, fu sepolto in un grande tumulo nella provincia nord occidentale dello Shanxi. Questa tomba, scoperta nel 1974, conteneva oltre settemila statue di uomini e animali in terracotta poste a protezione della cripta imperiale. Originariamente, questa armata di terracotta era dipinta a colori vivaci. Nonostante i sacrifici umani associati alle sepolture Shang fossero stati abbandonati da tempo, il desiderio di protezione per affrontare il viaggio dopo la morte rimaneva un elemento importante della pratica funeraria. Il figlio di Shi Huangdi, suo successore sul trono imperiale, fu incapace di conservare il potere paterno: la dinastia Han governò la Cina per oltre quattro secoli (202 a.C. - 220 d.C.), un periodo di importanza vitale nel corso della storia del paese"


Ma se ne parla anche così, come di una balla inventata da Mao; è tipicamente "web", il fiorire delle ipotesi. Lo stesso sito riporta la tesi di un giornalista francese: l'esercito è un falso voluto da Mao, per celebrare la sua identificazione con Quin, l'imperatore omicida di libri (Quin fece bruciare i testi classici, tra cui quelli di Confucio), come lui, e come lui spietato estirpatore di ogni dissenso. Riporto uno stralcio del più esteso articolo:

"L'empire de la poudre aux yeux, (o l'Impero della polvere negli occhi), è il titolo del libro in cui Leclerc du Sablon riassume i suoi decenni di esperienza cinese, demolendo tanti totem e icone, politici e culturali. Decine di pagine sono dedicate all'armata, da lui più volte visitata, e di cui contesta la veridicità con gli strumenti del giornalista investigativo e del fine analista politico. Altro che archeologia: l'armata è venuta alla luce quale strumento di lotta politica, in piena rivoluzione culturale, nel pieno dello scontro tra gli estremisti della "banda dei quattro" raccolti intorno a Mao da una parte, e Zhou Enlai e Deng Xiaoping dall'altra. Qin Shihuandi era l'imperatore più ammirato da Mao, che si paragonava a lui. Aveva unificato il paese, sbaragliato gli avversari, e soprattutto aveva sterminato i saggi e i sapienti. Allo sterminio fisico aveva unito quello intellettuale, facendo bruciare tutti i libri, instaurando quello che gli storici chiamano "legismo": le uniche cose che si potevano leggere erano le leggi, gli editti del sovrano. Un po' quello che Mao aveva fatto imitandolo.

Dunque, nell'autunno del '73 comincia la campagna contro Confucio, il grande pensatore, e l'esaltazione del sanguinario imperatore anti-intellettuale: cioè lotta contro Zhou Enlai e esaltazione di Mao. Pochi mesi dopo, marzo 1974, un contadino nelle campagne di Xian, scavando, trova per caso pezzi di una statua in terracotta: fatto frequente in quell'area, ma il contadino considera ciò un evento, avverte il partito locale, che a sua volta lo comunica a Pechino, dove al più alto livello si costituisce un comitato segreto. Secondo una versione ufficiale, i pezzi vengono messi insieme e si ricostruisce un soldato; secondo un'altra, sono messi insieme due soldati. Sempre secondo la versione ufficiale, il comitato segreto - in una fase in cui infuria l'iconoclastia per cui tutto "il vecchio" va distrutto- manda sul posto una squadra di archeologi, che comincia gli scavi senza neanche pensare a grandi scoperte: "Ma perché allora il comitato segreto al livello più alto?" si interroga l'autore. Breve. Qualche mese dopo viene annunciata la scoperta della tomba dell' imperatore e della sua armata, testimonianza della sua grandezza e delle alte conquiste di quella sua civiltà che aveva bruciato i libri e sterminato chi osava pensare.

Da questa iniziativa propagandistica di lotta politica- risoltasi alla morte di Mao con la sconfitta dei suoi estremisti sostenitori nasce la grancassa sull'armata, che i nuovi dirigenti assecondano poi senza più fine ideologico, ma nazionalista e a scopo di attrazione turistica.

Inizialmente di poche statue, l'armata diventa sempre più numerosa, fino a raggiungere le centinaia di soldati, ufficialmente grazie agli scavi, ed è destinata a crescere: in realtà, secondo Leclerc du Sablon, grazie a un inaccessibile laboratorio lì vicino, la cui funzione ufficiale è restaurare i reperti, ma che invece produce in continuazione nuovi, antichi guerrieri."

Commento mio: beati loro, se fanno codesti falsi.

Ma insomma, mi riguardano, questi guerrieri?

Queste note, infatti, per avere una direzione qualsiasi, non possono che essere un viaggio sentimentale.

Come negarlo? Mi riguardano.
Li ho visti – ammirati, sbilanciamoci – due volte, entrambe a Venezia.

La prima nel 1983, nella mostra già citata, “7000 anni di Cina”, la seconda in “Cina 220 a. C. I guerrieri di Xi’an. Venezia- Roma 1994”, catalogo Idea Books, Milano, interamente dedicata a loro.

E confessiamolo, ho anche acquistato due – piccole, ma ce ne sono anche a grandezza reale! – riproduzioni, che conservo nella casa di Venezia, dove l’oriente sembra più prossimo e adeguato.
Come non essere sedotti da queste figure di uomini e cavalli così vivide?

Prendo dal catalogo “7000 anni” un paio di teste viste da dietro. Ma vi fo vedere anche di chi sono, codeste teste. Un soldato con armatura, e un fante leggero.









Inoltre, da “Cina 220 a.C.”, una sinossi che affianca guerrieri antichi e moderni…




mercoledì 24 aprile 2013

Cina. La ceramica Tang




Che succede in Cina nell'epoca T'ang?

Alcune notizie, su questo sito italiano: cronologia.it

E le famose figurine T'ang? La dama a cavallo è in vendita da un antiquario di N.Y. : albertomanuelcheung.com
 
Qualche notizia sulla ceramica T'ang da chinabroadcast.cn, sito apparentemente non più attivo:

"Durante la dinastia dei Tang nel settimo secolo, nacque la ceramica tricroma smaltata. In quel tempo si producevano oggetti di terracotta non solo per la vita quotidiana, ma anche per gli articoli funebri e per decorare l'edilizia. La ceramica tricroma Tang, il cui nome deriva dal fatto che essa è smaltata in tre colori, rosso, verde e giallo, era usata soprattutto nella fattura di oggetti artistici. Successivamente si aggiunsero altri colori come il blu, il nero e il viola.
...
La ceramica tricroma smaltata della dinastia dei Tang ha due evidenti caratteristiche: la plasticità e la qualità dello smalto. Per quanto riguarda la plasticità, i metodi artigianali operano nella ricerca della dinamicità nella staticità e la viceversa, e questo sia per i personaggi che per gli animali; nello stesso tempo si cerca la bellezza delle linee. Prendiamo ad esempio un cavallo: per esprimere la sua immagine dinamica nella posa statica, la testa assume un leggero movimento. Durante la dinastia dei Tang, per quanto riguarda le figure umane si considerava bella una persona grassa. Le figurine Tang pur rappresentando persone floride, tuttavia non sono pesanti e ciò perché, nella fabbricazione, gli artigiani hanno dato risalto alla linearità dei contorni.

Le caratteristiche delle riproduzioni di ceramica Tang consistono nei materiali, in particolare nell'uso di uno smalto metallico a bassa temperatura. Questo smalto possiede una trasparenza vetrosa. Dopo aver plasmato l'oggetto, si passa lo smalto, che ad una certa temperatura si scioglie e fa delle colature naturali, dando un effetto variopinto. Generalmente raggiungere tale risultato è molto difficile in pittura e ancora di più nei prodotti di ceramica e di porcellana. Questo effetto multicolore - elegante e sobrio - è una peculiarità di questi prodotti. Proprio per questo motivo, queste opere vengono considerate dei veri e propri capolavori artistici."

Da www.centralptonews.org


 Da www.metmuseum.org




Da commons.wikimedia.org


Le figurine delle tre foto precedenti, da www.chinapotteryonline.com


Da m.tefaf.com



Da  www.dynastyantique.com


Da www.tkasian.com


La civiltà T'ang era ricca, aperta, multiculturale, piena di esotismi indiani, persiani, occidentali e mille viandanti, mercanti, missionari, artisti arrivavano e partivano da Chang’an, la cosmopolita capitale dei Tang. Le donne dalla bellezza paffuta vi appaiono come protagoniste non defilate.


domenica 21 aprile 2013

Cina e cineserie. Confini: esplorazioni,ibridazioni, Marco Polo.

La presa di Costantinopoli, così drammatica, così chiacchierata, apre la via della seta ai mercanti occidentali, non mussulmani. Marco Polo va in Cina.

Dalla Biblioteca Telematica, Il Milione di Marco Polo in rete.


Dalla bibilioteca nazionale di francia, immagini e note.





"Marchands vénitiens

Marco Polo, Le Livre des merveilles du monde, 1298. Copié vers 1410. Manuscrit enluminé sur parchemin (43 x 30 cm).
BnF, Manuscrits (Fr 2810 fol. 86v)

La prise de Constantinople par les croisés en 1204 offre aux marchands vénitiens de nouveaux marchés. Ils peuvent enfin commercer avec l'Extrême-Orient sans l'intermédiaire des marchands musulmans. La fameuse "route de la soie" leur est désormais ouverte. Celle même que le célèbre marchand vénitien Marco Polo emprunte en 1271 pour une aventure qu'il racontera dans le Livre des merveilles. Les marchands vénitiens débarquent ici leurs marchandises au port de Cambaet, en Inde. "





"Marco Polo accoste à Ormuz, sur le golfe Persique

Marco Polo, Le Livre des merveilles du monde, 1298. Copié vers 1410. Manuscrit enluminé sur parchemin (43 x 30 cm).
BnF, Manuscrits (Fr 2810 fol. 14v)

Le célèbre marchand vénitien Marco Polo (1254-1324) est le premier à raconter personnellement ses aventures en Extrême-Orient. De retour d'Asie après un voyage de 25 ans, ce marchand, intimidé par l'écriture, dicte son Livre des merveilles à Rusticello de Pise qui le rédige en français, langue alors internationale pour les sujets profanes. Un des grands succès du Moyen Âge qui rassemble aussi bien des souvenirs véridiques de son séjour en Chine que des légendes fantastiques héritées de l'Antiquité.
Des marchands (provenant d'Inde) ont fait accoster leur nef sur le rivage bordant la cité d'Ormuz dans le golfe Persique. Deux habitants se tenant près de la porte fortifiée s'adressent à un chamelier, tandis que l'on décharge le bateau où s'entassent un chameau, un éléphant, un cheval et diverses marchandises. Les couleurs chaudes et douces sous le ciel d'azur traduisent magnifiquement l'ambiance du récit. "

Ancora da BNF.



Scène de rue dans une ville de petite Arménie.

Le livre de Marc Paule des merveilles d'Asie la Grande et d'Inde la Majeure et la Mineure.




L'Annonciation

Marco Polo, Le Livre des merveilles du monde, 1298. Copié vers 1410. Manuscrit enluminé sur parchemin (43 x 30 cm).
BNF, Manuscrits

Dans cette miniature, tirée des récits de voyage de Marco Polo, des musulmans étudient le Coran. L'Annonciation est représentée à leurs côtés.

Sempre miniature che illustrano Il Milione, da un altro sito.

I mongoli assaltano una città giapponese (non meravigliamoci di vedere giapponesi così poco giapponesi, e mongoli così poco momongoli; il miniatore non si poneva la questione).



Ma poi fanno naufragio.



Disgraziatamente, i musei italiani hanno generalmente una povera presenza su rete; così il museo d'arte orientale di Venezia, del quale sembra vano cercare l'immagine di una statua cinese lì esposta, un simpatico signore sorridente scolpito nel legno, con bombetta e abito dorato, che esibiva una targhetta con il nome di Marco Polo.

sabato 20 aprile 2013

Geografi arabi e porcellane cinesi.







Marchand d'étoffes et de porcelaine

Haydar Khwarizmi, Makhzen el-esrar (Trésor des mystères). Copié en 1550.
Manuscrits (Suppl. Turc 978 fol. 41)

Luxe et produits courants

Le grand commerce en Méditerranée consiste surtout en produits de luxe : aromates, écaille, ambre, perles, pierres précieuses, étain de Malaisie, armes des Indes… Dans les comptoirs africains de la côte transitent des esclaves, l’or du Ghana, l’ivoire et des bois précieux exportés vers les grands relais caravaniers du Maghreb*. La Russie et l’Asie centrale fournissent aussi des esclaves et du bois, des fourrures et du miel. D’Extrême-Orient sont importées épices, soieries, pierres précieuses et porcelaines. Un petit commerce transporte d’une étape à l’autre des biens de consommation courants : huile, céréales, poisson salé, produits fabriqués ou exotiques en transit, comme le sel ou les dattes d’Afrique.
Dès le XIe siècle, une partie du trafic d'al-Andalus* et du Maghreb vers la Syrie et l’Égypte est effectuée par des navires étrangers, surtout italiens. Depuis l’Occident musulman ou chrétien, ces derniers exportent de la poix, du fer et d’autres métaux, du bois et des tissus solides comme les draps de laine. En retour, ils importent les produits orientaux de grand luxe si convoités en Europe, des tissus par exemple, nommés d’après leur lieu de production : "damas" de Damas, "baldaquin" de Bagdad, "mousseline" de Mossoul, "gaze" de Gaza.

Da BNF.

Atlante di Idrisi.


La Géographie d'al-Idrîsî propose, au milieu du XIIe siècle, une exploration du monde par un savant arabe vivant à la cour cosmopolite du roi normand Roger II de Sicile. C'est un atlas qui décrit de manière très codifiée les pays, leurs villes principales, leurs routes et leurs frontières, les mers, les fleuves et les montagnes. Al-Idrîsî commente ces cartes en suivant des itinéraires, comme un véritable guide. Il livre des informations de toute nature, géographiques bien sûr, mais également économiques et commerciales, historiques et religieuses. Outre la compilation des connaissances déjà pratiquées par ses prédécesseurs, al-Idrîsî s'est doté d'une méthode pour compléter et vérifier ses informations.



domenica 24 marzo 2013

Cina. I bronzi Shang



Tra i più begli oggetti che io abbia mai visto.

Cominciamo con il citare un sito in francese, che ci faccia sapere chi siano questi Shang.


« La dynastie Shang (environ 1600 - 1100 av. J.C.)



Probablement la plus connue des dynasties chinoises est la dynastie Shang.

Deux des plus importantes contributions de la dynastie des Shang étaient l'usage du bronze et le système d'écriture.

A son apogée, la dynastie Shang occupe un territoire assez vaste dans le cours moyen du Fleuve Jaune. Elle a changé plusieurs fois de capitale.


Les tombes des nobles de Shang enferment quantité d'objets, car les Shang croient que les morts peuvent en profiter dans l'au-delà. Les archéologues ont trouvé dans ces tombes des vases et des coupes servant aux rituels, des armes, des chars de combats avec leurs chevaux et des esclaves sacrifiés pour la circonstance.

Sous la dynastie Shang, la technique de fabrication des objets de bronze est déjà très évoluée. Beaucoup de vases, de récipients et de coupes destinés aux rituels sont en bronze. Ces pièces atteignent parfois des tailles assez imposantes. Cependant, le bronze reste une matière précieuse. Il n'est donc pas encore employé dans la fabrication des outils agricoles. Et, pendant plusieurs centaines d'années, les paysans continuent à travailler à l'aide d'outils en bois ou en pierre.
Parmi les nombreuses découvertes de bronzes antiques, on constate alors une rationalisation des formes en fonction de leur usage. Les bronzes deviennent l'illustration frappante d'une organisation complexe de la société chinoise où les rites touchèrent à la fois le pouvoir et la vie de tous les jours. Les artistes ont brillé par leur créativité pour décorer les récipients, les instruments, les armes et les divers accessoires en métal. »






In questo sito, diverso dal precedente, in inglese, si discetta sui bronzi, dandoci alquante informazioni e illustrazioni; abbiamo anche alcuni schemi con le forme più frequenti assunte dai bronzi, oggetti con funzione rituale.


Anche qui , di nuovo in inglese, varie informazioni e illustrazioni.
Questo è il mostro taotie, ripetuto all’infinito sui bronzi.




dal museo di sanxingdui , bronzi (ed altro).




Ora due immagini, di cui segnalo la fonte: si tratta di siti che non vi invito a visitare, ma che indico per dirvi da dove vengono le immagini.

Da qui



Ancient Sichuan: Bird Head, Bronze, Late Shang, ca. 1200 BC


Da qui



Bronze tiger, Late Shang Period (c. 1200-1050 B.C.)
Jiangxi Provincial Museum, Nanchang

I bronzi venivano usati ritualmente; riti sciamanici che mettevano in comunione gli uomini e le bestie, gli animali guida. Servivano per mescere liquidi e cucinare cibi durante cerimonie.

Un vecchio testo - non antico quanto i vasi, solo del V-IV secolo a. C - parlando dei bronzi dice che gli antichi imperatori fecero estrarre minerali dai monti e dai fiumi per fondere i vasi. Si uccisero fagiani e si invocarono tartarughe perchè i vasi avessero quattro gambe e cuocessero da soli, senza fuoco, si sollevassero senza essere alzati, si muovessero senza essere trasportati, così che si potessero usare nei sacrifici.

Tocco macabro: i raffinati Shang - che iniziarono la scrittura, usarono la seta, scolpirono la giada, produssero la proto porcellana e fusero i mirabili bronzi - attuavano sacrifici umani; in una tomba sono stati trovati fino a 76 cadaveri di uomini che hanno tutto l'aspetto di essere stati sacrificati. E cavalli. Per esempio: carro, due scheletri di cavalli al tiro, uno scheletro umano alla guida.

I Shang sono stati la prima dinastia cinese sufficientemente documentata; prima vennero i misteriosi Xia. Dopo di loro, i famosi - famosi solo dopo la scoperta della tomba con i guerrieri di terracotta - Quin, fulminea dinastia che durò vent'anni, mi pare. Guerrieri di terracotta che alcuni suppongono sostituiscano uomini veri sacrificati.

Vidi i bronzi per la prima volta su un libretto, ARTE CINESE, di Valentino Crivellato, Mondadori 1961. Anche nelle piccole foto in bianco e nero i bronzi risplendono, Valentino canta e loda innamorato, ed io di conserva.

Poi li incontrai di persona in varie mostre:
- la prima a Venezia nell'83, 7000 ANNI DI CINA. Arte e archeologia cinese dal neolitico alla dinastia degli Han, Silvana Editoriale,
- la seconda a Roma nel '93, dieci anni dopo, LA CIVILTA' DEL FIUME GIALLO. I tesori dello Shanxi dalla preistoria all'epoca Ming, Leonardo De Luca Ed.
- poi altre, più recenti.

Dal secondo catalogo, ecco due vasi.
Il primo si suppone dovesse contenere liquidi alcolici; la decorazione è cosituita da due maschere taotie capovolte, che occupano interamente ciascuna delle due facce del vaso. Tra le corna del taotie si nota una cicala dalle lunghe zampe; la cicala rappresenta la resurrezione e la rinascita.

Il secondo vaso si suppone contenesse cereali. La fascia mediana ha ancora due maschere taotie, una per faccia; le maschere sono formate da due draghi affrontati, altri draghi corrono sulla supeficie del vaso.
Già, i draghi. L'estremo oriente è pieno di draghi...




Una piccola riflessione sulle patine. Sono una della componenti del fascino di questi bronzi. Il metallo che cambia, muta, vira verso colorazioni e luminosità impreviste, trasformando l'oggetto. Un brindisi (attingendo dai sacri bronzi dedicati a contenere i vini rituali) agli alchimisti, artigiani, artisti che da sempre cercano di catturare il mistero delle patine, piegarlo al progetto.

Un'altra nota la merita lo sciamnesimo che ha segnato la funzione e l'iconografia di questi bronzi, e che ha accompagnato le libagioni sacre, che avrebbero favorito il viaggio dello sciamano verso il mondo degli spiriti-animali; viaggio per comunicare con loro e contrattare le migliori condizioni tra loro e il suo popolo.
Lo sciamanesimo - una cultura spirituale che ha attraversato i secoli e ha lasciato tracce persistenti presso antichi e moderni popoli del continente eurasiatico – può essere affrontato da diversi punti di vista: le ampie migrazioni dei miti, la rilevanza della tradizione orale, la sintonia uomo-ambiente, la "trance" sciamanica, l'estasi, a confronto di fenomeni storici, ma anche attuali.

Sembrerebbe che, risalendo alle radici della storia, culture che possono essere riferite allo sciamanesimo emergano in un'area molto ampia. Le ricerche sullo sciamanesimo, infatti, hanno inizialmente riguardato le popolazioni ugro-finniche ma, dal confronto tra le tradizioni e i motivi mitologici di vari popoli, da quelli dell’area balcanica e dell’area mediterranea a quelli della Siberia, dagli abitanti delle terre prospicienti l’Adriatico a quelli delle terre intorno al Baltico, è emersa una sorprendente condivisione di miti e credenze, un'antichissima matrice culturale euroasiatica.

Dopo l'epoca Shang, in Cina continua la produzione di bronzi di alto livello - anche se, per alcuni, i bronzi Shang sono di una qualità mai più ripetuta - ma l'esclusiva funzione rituale si perde. I bronzi diventano anche d'uso "quotidiano", per quanto sempre elitario. Non si tratta più di bronzi terrifici dai quali ci guardano animali mostruosi e totemici, di bronzi che camminano da soli e cuociono cibi senza fiamma, che si sollevano, che volano, che ci accompagnano nell'altro mondo.

Mettiamo che ci si volesse raccappezzare; sul sito Chinese grafic art (volendo, anche in cinese), si può acquisire qualche nota su tutte le dinastie

Per esempio, quanto ai Shang si dice:

There are three things to know about the Shang: one, they were the most advanced bronze-working civilization in the world; two, Shang remains provide the earliest and most complete record of Chinese writing (there are a few Neolithic pots that have a few characters scratched on them; however, a few characters do not a complete writing system make), scratched out on the shoulder blades of pigs for oracular purposes; and three, they were quite possibly the most blood-thirsty pre-modern civilization. They liked human sacrifice -- a lot. If a king died, then more than one hundred slaves would join him in the grave. Some of them would be beheaded first. Some of them were just thrown in still alive. Later dynasties replaced the humans with terra-cotta figures, resulting in things like the underground army. They also did things like human sacrifice for building consecrations and other ceremonial events. The Shang had a very odd system of succession: instead of a patrilineal system where power was passed from father to son, the kingship passed from elder brother to younger brother, and when there were no more brothers, then to the oldest maternal nephew.

Ancora sui Shang, notizie da National Geographic



che ci dice, tra l'altro, commentando queste teste:

Experts had long believed that the Yellow River plain was the cultural hub of early China. But in 1986 when a trove of artifacts—including some 50 bronze heads such as these—were unearthed nearly 700 miles (1,000 kilometers) to the southwest in Sanxingdui, the experts realized they were wrong: China had not one ancient center but many. Creating such totems required great technical sophistication because bronze is a tough material to work, says Robert Murowchick, a professor of East Asian archaeology and anthropology at Boston University. "The discovery of these heads," he says, "was a very big deal because it is forcing us to rethink our understanding of early civilizations in ancient China."

Ecco ancora lo stesso inressante signore da qui



Bronze human head with gold leaf, Late Shang Period (c. 1300-1100 B.C.)
Sanxingdui Museum, Guanghan

Eastern Zhou (771 - 256 BC)
Spring & Autumn Period (722 - 481 BC)
Warring States Period (403 - 221 BC)

Ecco due bronzi di grande bellezza, del periodo successivo alla dinastia Shang.

Se lo cercate nel link prima suggerito sulla sequenza delle dinastie, cliccate su Eastern Zhou, troverete il periodo Primavere e Autunni, e quello dei Regni Combattenti. Come si intuisce, succede un gran casino, niente poteri centrali, e botte da orbi. Ma si contiunua a fondere bronzi.

Vaso rituale del periodo Primavere e Autunni, raro in quanto tale ed eccezionale nella fattura. Inclinando il vaso, il becco si apre. L'uccello è sostenuto da una piccola tigre che lo puntella da dietro e che si intravvede. Da 'La civiltà del fiume giallo' cit.




Vaso rituale del periodo Regni Combattenti: un rinoceronte di bronzo, ageminato d'argento e d'oro; il corpo è cosparso di decorazioni a nuvola"; tra una nube e l'altra, si intravvedono realistiche setole... Il liquido esce da una cannula posta sul lato destro della bocca. C'erano allora rinoceronti in Cina? Sì, c'erano. Sia rinoceronti, che elefanti. L'artista l'ha visto bene. Da '700 anni di Cina' cit.

martedì 12 marzo 2013

Cina. Cavalli Tang

Come dipingevano in epoca T'ang? In modo assolutamente perfetto.


Un dipinto di Wu Daozi (ca 710 - 760) andate a vederlo
qui
perchè è chilometrico.


Poi, alcuni magnifici cavalli e cavalieri.





Han Gan (?-780) Metropolitan di N.Y.



Ancora Han Gan


Dal bel sito sulla pittura classica cinese

http://www.chinapage.com/paint1.html

Su Han Gan, o Kan queste notizie, tratte da THIS PAGE IS FOR SUNY ALBANY STUDENTS WHO TAKE CHINESE PAINTING WITH PROFESSOR HARTMAN, un sito dalle pessime riproduzioni, che tuttavia percorre oggetti d'arte cinese rappresentativi e famosi, commentandoli. La nota commenta il primo dipinto, quello con il cavallo bianco, che apprendiamo chiamarsi Night-shining White.

"Han Kan (active 740-760), Night-shining White. Short handscroll. Ink on paper. Chinese paintings of horses are an important subgenre of portrait painting because fine horses were prized for the same qualities prized in humans: strength, fortitude, perseverance. Han Kan was a Court painter who specialized in painting "portraits" of the horses in T'ang Emperor Ming-huang's stable, which is reputed to have housed 40,000 head, among them a pure white stallion called "Night-shining White." According to traditional Chinese aesthetic standards, a good horse painting must not only faithfully depict the flesh and bone-structure of the animal, but also capture its fundamental spirit or essence. This picture may be compared to the famous T'ang three-color pottery horse, and is the beginning of a long tradition of later Chinese horse painting"

lunedì 11 marzo 2013

Cineserie. Confini: isolamento, stranieri, permeabilità, conflitti, ibridazioni.

Un imperatore con 120 figli banchetta per celebrare la conquista dell’impero e guarda, con una qualche stretta al cuore, al futuro. La Cina ha sempre confini ingovernabili, immensi, permeabili, mobili, minacciosi. L’estraneo è sempre alle porte e sempre in casa. A volte come nemico, a volte come dominatore, a volte come colui con cui si scambia.

Il Giappone spesso, forse sempre, riesce ad essere un’isola. Potremmo dire un’isola-spugna pulsante, che ogni tanto assorbe tutto, ogni tanto si strizza e si asciuga da tutto ciò che la circonda. Nel periodo Heian, quello di Dama Murasaky, la spugna era stata strizzata, le ambasciate con la Cina interrotte, i confini chiusi, la corte rinserrata, e si viveva una perfetta vita aristocratica e chiusa, con il mondo che finiva con il – basso, un metro e ottanta contro i sei o i dieci della capitale cinese – giro di mura della capitale, Heian, appunto. Un orlo simbolico, più che una potente difesa.

Tutt'altro, come dicevo, la Cina. Prendiamo il libro "Liriche cinesi" e leggiamo:

“Dinastia dei Han (206 a. C. – 220 d. C.)

E’ una delle più ricche di poesia della storia cinese. Kao Tzu, il fondatore di questa dinastia, di ritorno al suo paese dopo aver conquistato l’Impero, diede un grande festino a cui prese parte con i suoi 120 figli e compose per l’occasione la Canzone del Grande Vento nella quale c’è già un’accorata previsione del futuro.
[…] Le poesie Han servirono da modello a tutte le epoche successive, sia nella forma che nella scelta dei soggetti.

[…]

CANTO DEL GRANDE VENTO

Il grande vento si leva
E le nuvole salpano –
Ho esteso la mia potenza
Per l’universo intero
E torno alla terra natale.
E ora, come trovare
Gli eroi che dovranno vegliare
Su tutte le mie frontiere?


Kao Tzu (247 – 195 a.C.)”


Due poeti guerrieri - Li Ling e Su Wu - dell'epoca Hang vennero fatti prigionieri dagli Unni; dopo 19 anni Su Wu venne liberato. Ma Li Lig, invitato a seguirlo, si alzò e si mise a cantare, ballando:

Venni per diecimila leghe - attraverso deserti di sabbia - al servizio del mio sovrano - per spezzare le schiene degli Unni. - la mia via è bloccata e sbarrata - spezzate le frecce e la spada - la mia armata è svanita - e la mia fama perduta. - La mia vecchia mamma è morta da tanto termpo. Vorrei compiacere il mio principe - ma come posso tornare?


Tanto le note tra virgolette come le poesie provengono da “Liriche cinesi”, op. cit.

Quanto alla calligrafia, insisto: poesia, pittura, calligrafia sono un tutt'uno. Chissà come l'aveva scritta, l'imperatore Kao, la sua canzone.








This painting, which has been traditionally attributed to Yen Li-pen, depicts the 631 AD arrival in the capital of Ch'ang-an of 27 tribute bearers from various states. Their plentiful gifts for the powerful T'ang court have been carefully depicted. These visitors from foreign lands are represented with high foreheads, deep-set eyes, and exotic clothing. This is an excellent example of how a painting can illustrate historical records.


A un certo punto le cose si erano confuse al punto, che i Mongoli divennero imperarori.




Mongol Rider with Administrator (detail)
China, Yuan dynasty
color on silk

Da qui.

Per vedere il magnifico nemico dipinto da se stesso, guardiamo le miniature del Turkestan (conservate al Topkapy) epoca Timuride, contemporanea dei Ming; molti secoli dopo il nostro imperatore poeta, ma i confini continuano ad essere permeabili e incerti, confusi tra amico e nemico.




Cineserie. Li Po

LI PO (? – 762) considerato il massimo poeta lirico cinese.

Bevendo da solo sotto la luna

Tra i fiori, a una brocca di vino
sono io solo, non un amico con me.
Ma levo il bicchiere, e invito la luna,
poi l’ombra di fronte. Noi siamo in tre.

Luna che bere non sai,
ombra che per tua natura segui il mio corpo.
Ora questa è la compagnia, la luna e l’ombra che dà,
e sono lieto fin ch’è primavera.

Se canto vibra la luna su e giù,
se danzo balza l’ombra confusa.
Finché il senno è desto, tutti lega scambievole gioia,
poi gravato d’ebbrezza ciascuno vuole andare diviso…

Ma eternamente voi mi accompagnate nel mio vagare senza sentimento.
Insieme nell’ora ci ritroveremo lontano nel Fiume delle Stelle.

(il fiume delle stelle è la via lattea)


Ecco ora un link su LI PO, o LI BAI, con altre poesie e note (in italiano)
li bai

Da un sito sulla pittura cinese classica http://www.chinapage.com/paint1.html
 un LI PO che se ne va a spasso.

Di Liang Kai - Southern Song Dynasty, 13th century

martedì 19 giugno 2012

Cina. La lirica cinese e cosa ne pensava Montale.


Court Lady with Flowers, Zhou Fang, Tang Dynasty, silk
Da chineseteaceremony.eu



Uno stralcio dalla prefazione di Eugenio Montale a Liriche cinesi (1753 a.C. – 1278 d. C.), Einaudi, Torino 1955:

“[…] il vasto, secolare paesaggio che ci si apre dinanzi agli sguardi ci lascia ancora una volta privi di riferimenti e, pur nell’ammirazione, disorientati.
 Questa poesia non è un microcosmo che riveli e illumini perfettamente l’entità macrocosmica che le ha permesso di formarsi — la formicolante, travagliata, civile, ed estenuatissima vita, e vita millenaria, di un popolo sterminato, diversissimo dai nostri; è invece un insieme di gocce d’acqua che dovrebbero rivelarci un oceano e se ne stanno chiuse nelle loro fiale delicate a sottili; è un lampo di madreperla che illumina una tragedia troppo più che individuale per suggerirci parole di quaggiù.
 Attraverso secoli di guerre, di flagelli, di carestie e di orrori, questi pochi poeti, questi in realtà numerosissimi poeti che si contano per dinastie (e sono imperatori a ministri, generali che corrispondono in versi, mogli ripudiate e funzionari in esilio) si sono trasmessi il fior di giada dell’arte loro, l’hanno elaborata a perfezionata, adorna di sensi e supersensi, di parallelismi concettuali e di acuzie tecniche, hanno compiuto insomma prima di noi tutto il ciclo evolutivo e involutivo ai quali ci han reso familiari, in pochi secoli, le maggiori letterature dei nostri paesi. E argomento unico della sterminata efflorescenza sembra essere, a guardar bene, la poesia stessa come stromento e materia di conservazione e di scambio, e l’amor di poesia come entità sopraindividuale, tradizione a bouteille a la mer trasmessa da iniziato a iniziato. Una poesia dunque, ma in particolarissimo senso, civile, sociale, direi quasi umanitaria. Non vi mancano le nostre, del resto relative, partizioni di genere; ma per lo più la lirica a la satira sembrano affiancarsi liberamente in questa vastissima satura, l’epopea vi è quasi sconosciuta, se non l’epos, e la poesia primitiva, essenzialmente popolare, quella del Libro delle Odi (1753 - 600 a. C.) è bastata a Confucio per sdipanarvi le fila dei suoi precetti morali a delle sue interpretazioni allegoriche. Più tardi, poi, con Chu Yuan e i poeti della dinastia dei Han, pur sempre tra squilli di guerra e clangori di battaglia, il mestiere poetico si raffina e cominciano a prevalere le composizioni a forma strofica che la dinastia del T’ang porterà a grande perfezione. Ma fin da allora è presente quel tono di corrispondenza, di confessione, di epistola che resta, per noi ignari dei testi, il tono fondamentale della poesia cinese. Nulla d’implicito in questa lirica di poeti che furono a un certo punto anche pittori a calligrafi; nessun abisso che divida la poesia colta da quella popolare o rimasta senza attribuzione. Le grandi personalità non vi mancano di certo, e i nomi di Chu Yuan, Pao Chao, Li Po, Tu Fu, Po Chu-i non sono noti soltanto agli specialisti; ma tutto appare come sommerso a livellato da un clima, da un gusto che hanno permesso a un solo periodo, quello del T’ang — fiorito da sei a quattro secoli prima di Dante di lasciarci importanti saggi di oltre duemila poeti. Di mano sconosciuta - per esempio il Poema di Magnolia, Ia fanciulla guerriera che solo dopo molti anni di battaglie, di lotte e di vittorie, dimessa l’armatura, stringe i capelli in un nodo, si tinge la fronte di giallo ed esce incontro ai suoi commilitoni che gridano stupiti: “Per dodici anni abbiamo vissuto insieme — senza saper che Magnolia fosse fanciulla! “ fino alla conclusione:


Il coniglio maschio s’acquatta grattando a terra,
La coniglia si guarda attorno con occhi vaghi;
Ma quando entrambi corrono a fior di terra
Chi sa distinguer tra la coniglia e il coniglio?


E anonimi i “19 vecchi poemetti” della dinastia Han che gareggiano in popolarità con le più illustri composizioni dei maggiori.
Se non vogliamo perderci in una selva, o meglio in un labirintico giardino, limitiamoci a rilevare che questa è in complesso una poesia d’amicizia a di deprecazione. Amicizie virili

(Oh! potessi contrarre la superficie del Mondo
Per ritrovarti a un tratto in piedi al mio fianco)

rare le poesie d’amore e innumerevoli le mormorazioni sul malgoverno e sullo sterminio delle guerre; ma non proprio satire nel senso nostro, anche se accenti oraziani e pariniani ci si affaccino curiosamente alla memoria come possibili termini dl confronto; lamenti, piuttosto, di chi non crede possibile di rifar la gente e di riformare il proprio destino. Lamenti di funzionari trasferiti in sedi lontane; di hobereaux che tentano invano di rientrar nelle grazie dei loro implacabili a pur umanissimi Imperatori, anche essi poeti per disgrazia! e perciò poco adatti a infierire sui melodiosi cigni del loro tempo. Non di rado la rassegnazione e l’ironia sono così fuse che sarebbe inutile cercarvi il punto di trapasso (Il letterato chiamato alle armi di Pao Chao:

Or tardi
Mi accodo alla necessità dei tempi;
Dall’alto di una barricata soggiogo remote tribù.
Lascio la sciarpa, indosso una veste di rinoceronte;
La gonna arrotolata, un arco nero a tracolla.
Prima di cominciare mi sento mancare le forze;
Che sarà mai di me, innanzi che tutto finisca?);

e così nel Po Chu-i di Levata all’alba, che alzatosi di buon’ora per rendere omaggio all’Imperatore ruzzola dal cavallo, s’empie di ghiaccioli la barba e l’incipiente calvizie, e manda un memore pensiero all’amico eremita Chen Chu-shih che si sveglia a giorno avanzato ed è libero e padrone di se stesso...”

Un post su Le Trecento poesie Tang.

martedì 17 aprile 2012

Cina. Mythical creature, chinese painting





Mythical creature (detail)
Chinese painted album of animals and birds.
19th century.
Chester Beatty Library.

L'immagine viene da una cartolina della  Chester Beatty Library.
La mytical, che trovo impagabile, è stata acquistata nel piccolo shop dell'apprezzabile C.B.Library di Dublino.
Andateci: belle collezioni di stampe, disegni, miniature, manoscritti, tutti di alta qualità e alcuni - bibbia - di grande rarità. Piacevole anche il caffè interno, nella corte coperta.
C.B. è stato un magnate americano e grande collezionista che ha beneficiato l'Irlanda grata di ricco dono.

Questo il sito:

http://www.cbl.ie/

E qualche stralcio:

The Chester Beatty Library, one of Ireland's National Cultural Institutions, was created by Sir Alfred Chester Beatty and bequeathed by him to a trust for the benefit of the public. The Library is both an art museum and library, housing an outstanding collection of Islamic manuscripts, Chinese, Japanese, Indian and other Oriental art. Early papyri, including some of the earliest texts of the Bible and other early Christian manuscripts, western prints and printed books complete what is one of the richest collections of its kind in the world. The CBL Reference Library contains 8,000 volumes relating to the collection.

lunedì 16 aprile 2012

Cina. The pure scream, chinese painting




The pure scream
Detail from a Chinese painted handscroll by Lin Chang-Hu, 1999
Chester Beatty Library.

L'immagine viene da una cartolina della  Chester Beatty Library.


Questo il sito:

http://www.cbl.ie/


Cina. Un respirante vaso-uccello del neolitico.





Un vaso di ceramica nera destinato a contenere cibo, a forma di uccello, del periodo neolitico (V - VI millennio a. C.).

Da 7000 anni di Cina, Silvana Ed, Milano 1983

E' un bellissimo "gufo", trovato nella tomba di una donna, evidentemente importante.

Pare che questo tripode avimorfo sia oggetto raro, mai rinvenuto in siti di quel tipo.

Mi commuove; rievoca alla mia mente l'altrimenti inimitabile ceramica precolombina, l'unica nella quale abbia visto la ceramica gonfiarsi e respirare organicamente, come per questo gufo.

sabato 14 aprile 2012

Cina. Le trecento poesie Tang


Le Trecento poesie T'ang.

Versioni dal cinese e introduzione di Martin Benedikter, I Millenni Einaudi, Torino, 1961.
Oggi vedo, da un giro su rete, che si trova in edizione Mondadori, Milano, 1972 (edizione su licenza di Giulio Einaudi Editore, © 1961).

Si tratta di un'antologia “popolare”, della poesia T’ang (età d’oro della lirica cinese, dinastia lunga tre secoli, dal 618 al 907) raccolta nella metà del XVII secolo – la raccolta completa è di 900 volumi - da un certo Heng T’ang t’ui shih, L’Eremita dello Stagno di Loto.

Wang Wei, Li Po, Po Chu-i, Tu Fu, i più famosi poeti della raccolta.

WANG WEI 699-759; funzionario dalla travagliata e importante vita politica, poeta, pittore e medico. Restano quattro libri delle sue poesie. Uno spirito nitidamente buddista permea la sua lirica.

Risposta al prefetto Chang

Tardo negli anni sola quiete amo,
le diecimila cose non mi serrano il cuore.
Dinanzi agli occhi, non grandi disegni,
nel vuoto io tendo verso le selve antiche.

Tra i pini il vento spira, la cintura dislega,
nei monti la luna splende sul sonoro liuto.
Tu domandi ragione di mala e buona sorte…
Canto di pescatori scende l’ultima riva.




In vicinanza del tempio dei Densi Aromi

Non so il tempio dei densi aromi.
Per molte li penetro nubi e cime,
fra i vecchi tronchi senza sentiero umano…,
ma dal fondo dei monti, da dove, il gong?

Voce di fonti gorgoglia tra levigati sassi,
il lume del sole raggela nel cupo dei pini.
Diafana ora della sera: nel vuoto cerchio dello stagno,
in contemplata pace il velenoso drago si placa.



La mia casa nel Chung-nan

Di media età mi volsi ad amare il tao.
Nei tardi anni dimoro alla soglia dei monti del sud.
Quando mi piace ogni volta da solo m’avvio,
ciò che è bello, in solitudine intendo.

Cammino fin dove l’acqua finisce,
siedo e contemplo le nubi sollevarsi nell’ora.
Se a caso incontro nella selva il vecchio,
lieti parliamo senza tempo per il ritorno.



Addio

Per la montagna siamo venuti insieme.
Tramonta il sole, chiudo l’uscio silvestre.
A primavera verdeggerà l’erba novella:
gentile amico tu torni, o non torni?


Le tre pitture che vedete sopra, su seta, sono di Zhang Xuan, "Women Preparing Newly Woven Silk"; pittore T'ang, ovviamente. Dal questo sito, dell'università di Pittsburg, che dà anche sintetiche notizie sui T'ang.




Questa pittura invece è di Zhou Fang, 8th century. The center portion of a scroll of ladies playing double sixes. Probably a Song copy. Da wikipedia


LU LUN

Canti di frontiera

S’è oscurata la luna, le oche selvatiche volano in alto,
il capo degli Unni nella notte cerca la fuga,
e noi l’inseguiamo presto, leggeri d’armi sopra i cavalli.
Alta è la neve. Riempie gli archi, le spade.



CH’UAN TE-YU

Alla maniera della torre di giada

Ieri notte la cintura della veste s’è scivolata da sola,
stamane un rosso ragnetto ho visto volare,
a cipria e belletto non riesco a resistere…
non è che il mio “randello” sta per tornare?



LIU TSUNG-YUAN

Neve sul fiume

Su mille cime si dilegua degli uccelli il volo.
Su diecimila vie degli uomini muore la traccia.
In solitaria barca, un vecchio, manto di giunco e tesa di bambù,
solo, pesca nel fiume neve e gelo.



LI SHANG-YIN

Salendo l’altipiano di Lo-yu

Quando viene la sera il mio cuore si turba.
Spingo i cavalli del carro sul vecchio altipiano.
Senza fine è bello l’ultimo sole.
Ma sono vicine, le tenebre brune.



CH’EN T’AO

Disappunto di primavera

Ho battuto le mani, ho scacciato il rigogolo.
Non voglio che canti sul ramo!
Cantando ha spaurito il mio sogno.
Non m’è riuscito di giungere sino a Liao-hsi.






Dipinto con dame T'ang, da fog.ccsf.edu


CHANG HANG CHIU-LING  

Guardo la luna e penso all'amico lontano

Sale dal mare la chiara luna,
sopra gli orizzonti ci unisce nell'ora.
Ma il sentimento nostro non ama il vuoto della notte,
la lunga sera ravviva la nostalgia, il ricordo.


A lume spento amo la piena del chiarore,
addosso sento la veste molle di rugiada.
Nulla posso donarti a piene mani:
torno nella stanza, sogno le ore felici.






Cortigiano T'ang, da artnet,com


TS'UI T'U  

l'oca selvatica solitaria

File e file ritornano, si perdono oltre confine.
Ma tu dove vai, tutta sola?
Nella pioggia di sera chiami le altre, perdute,
sulla diga deserta incerta discendi.

Sull'isola avvolta di nebbia passi nel fondo del buio,
la luna di frontiera fredda t'insegue.
Non è che devi incontrare l'arco disteso,
volare da sola al tuo pericolo non basta.